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I vitigni

 
 
CASAVECCHIA
Il profilo storico

E' uno di quei vitigni che Soldati, il grande vecchio della viticoltura italiana, avrebbe amato; certamente avrebbe percorso chilometri per berlo nella zona di produzione, confinata in pochi comuni, con epicentro in Pontelatone, in provincia di Caserta. Il Casavecchia: un altro "grande piccolo vino" della Campania.
La storia di questo vitigno è, però, incerta e tramandata verbalmente. Infatti, non è citato dagli ampelografi campani dell'800. E' probabile che essa si sia originata da seme, nei pressi di un antico rudere del quale esistono ancora oggi i muri perimetrali (dal quale trae il nome), sito nei pressi di una vecchia masseria, nel Comune di Pontelatone. Si dice che qui un agricoltore locale rinvenne verso la fine del 1800 un ceppo solitario che propagò, diffuse ad altri agricoltori e tramandò ai figli e nipoti, che ancora lo coltivano (Iannini et al., 1989). Una storia che, in qualche modo, richiama alla memoria la leggenda narrata da Silvio Italico sulla nascita delle viti del Falerno sul Monte Massico.
Il vitigno, che a differenza di altri di più ampia diffusione, viene definito "rigido", in quanto solo nel suo areale di coltivazione riesce ad esprimere a pieno le sue eccezionali potenzialità. Non risulta presente in altre zone della Campania.


   
 

CASAVECCHIA
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PALLAGRELLO NERO
Il profilo storico

E' noto fin dall'800. Infatti, tra il 1875 e il 1878, Giuseppe Froio ne segnala la presenza sia nel Principato Citeriore (l'attuale provincia di Avellino) che in Terra di Lavoro. Egli ne fa anche la prima descrizione ampelografica segnalando i seguenti sinonimi: Coda di volpe nera, Oliorpa, Due code, Mangiaguerra, Coda di volpe rossa. La presenza del vitigno è testimoniata, nel secolo successivo, dalla descrizione di Rasetti nel 1904, da Carlucci nel 1909 e da Violante e Bordignon nel 1960. Tutti e quattro gli autori ritengono il "Pallagrello nero" un tipo a frutto rosso della Coda di volpe bianca.


   
 

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PALLAGRELLO BIANCO
Il profilo storico

Questo vitigno è stato considerato a lungo come sinonimo di "Coda di volpe bianca", con il quale condivide la complessa vicenda ampelografica, anche se Froio aveva ipotizzato, fin dal 1876, che si trattasse di due vitigni diversi : "Presso Maddaloni o Caiazzo, o con la Coda di volpe o con la Pallagrella, è possibile ottenere vini buoni e serbevoli".
Attualmente il vitigno è presente, in modo diffuso, nella sola provincia di Caserta e prevalentemente nei Comuni di Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso e zone limitrofe, dove dà origine a produzioni enologiche di spiccata tipicità e crescente interesse.


   
 

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